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Tokyo Godfathers


Tutto comincia la notte della vigilia di Natale. Siamo a Shinjuku (Tokyo), ad un lato della strada è stato allestito un presepe vivente e i bambini intonano canzoni natalizie per i senzatetto della zona mentre il parroco esordisce con la predica: “Non c’è niente di più triste che non avere una casa, ma sono tante le persone che vivono in questo modo e nella loro straziante solitudine desiderano qualcuno che dica loro -voglio starti vicino!- ”

Questa è la storia di Gin un uomo di mezza età alcolizzato dal passato ciclistico, Hana ex-drag queen travestito autodefinitosi un errore commesso da Dio e Miyuki una ragazzina cinica e strafottente scappata di casa, tre individui differenti per età e passato che si ritrovano a vivere insieme costretti dal loro modo di vita.

Ed è proprio Hana ad esprimere un desiderio per quel Natale:

“… E se per caso un miracolo come la gravidanza della vergine Maria potesse accadere ad un omosessuale come me…”

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Japan Manga – The Movie


Ringrazio anticipatamente Riccardo e Chiara di Australiati, che proprio oggi mi hanno inviato una email informandomi di una loro creazione. Nello specifico si tratta di un lungometraggio sulla loro avventura nella terra del Sol Levante.

Riporto un loro comunicato stampa:

Tenetevi forte… stiamo per arrivare…

Dopo un anno di duro lavoro siamo riusciti a terminare la nostra ultima creazione video, Japan Manga – The Movie.

Questa volta si tratta più di un road movie che di un documentario nel senso stretto. Saranno messe in risalto tutte le peculiarità caratteristiche di questo meraviglioso e stupefacente paese, la sua perfezione ed i suoi paradossi. Non mancheranno situazioni comiche al limite dell’impossibile, del resto quando uno mette piede in Giappone non sembra più di essere sullo stesso pianeta.

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Vita da insegnante in Giappone un suicidio di massa


Articolo tratto dal blog Giappo pazzie.

Spesso su Yahoo Answer o su molti forum dove commento la gente chiede o mi chiede informazioni su come trovare lavoro in Giappone. Uno dei lavori più gettonati e’ l’insegnante d’italiano perché e’ forse l’unico lavoro che non richiede lauree particolari e soprattutto non richiede una padronanza della lingua giapponese.

Infatti molte scuole optano per insegnati madrelingua se poi non parlano giapponese meglio perché ciò induce lo studente a sforzarsi nell’apprendimento. La cosa e’ funzionale se lo studente sa che non spiccica una parola di giapponese non usa il giapponese, se invece l’insegnante mostra un’ottima padronanza della lingua locale, lo studente la userà per porre domande e ciò diminuirà drasticamente l’impegno dello studente nell’ascoltare.

Ma come e’ il lavoro dell’insegnante?

Molti anni fa in Giappone vi erano poche scuole di lingua e molte erano monolinguistiche in Osaka per esempio vi erano 5 scuole storiche gestite da Italiani con insegnanti madrelingua. Gli italiani poi molti anni fa si contavano sulla punta delle dita, ciò permetteva al futuro insegnante di essere merce pregiata con una variegata possibilità di impieghi in varie scuole. Molte scuole prendevano gli insegnanti e li pagavano 3500 massimo 4000 yen all’ora per studenti singoli per le classi i soldi aumentavano esponezialmente. Con poche lezioni si stava bene, si prendevano tanti soldini e si aveva tanto tempo libero. Voi penserete ma che figata, passare un po di ore a parlare la mia lingua con delle belle ragazze, avere orari flessibili e vivere in Giappone ed essere pagato per farlo questo e’ il paradiso in terra.

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Vi presento Corea-italia.com


Ve ne avevo già parlato, vero? spero vivamente di si! :D

E’ da un pò che ci stavamo pensando, e così io e l’altro Davide (amministratore di Corea-Italia.com) ci siamo messi a scandagliare la rete in cerca di informazioni relative alla Corea e alla sua cultura. Il risultato? beh, apparte qualche blog e un portale, non abbiamo trovato molto. Tutto sommato non è niente di inusuale, stiamo parlando della Corea, non di Giappone o di Anime e Manga.

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Fenomeno “Kawaii”

Kawaii
Kawaii (かわいい o 可愛い – kaeh-wé-i), aggettivo giapponese letteralmente corrispondente all’inglese “cute” e al recente italiano “carino”.

Chi non ha mai sentito questa parola? La maggior parte di noi l’avrà conosciuta attraverso manga, anime o drama nipponici sicuramente strillato da qualche ragazzina in divisa scolastica. Non è un neologismo ma viene riutilizzata frequentemente a partire dal XX secolo quando diventa una vera e propria cultura giovanile.

Il fenomeno nasce negli anni ‘80 con il boom dei gadget relativi a personaggi di anime, da lì in poi “Kawaii” tende a indicare principalmente un oggetto carino, adorabile, dalle fattezze piccole e tenere, di solito dai colori chiari pastello (come scordarsi di Hello Kitty, la gattina rosa e bianca diventata simbolo di una nazione?). Con il passare degli anni tuttavia assume una connotazione diversa allargandosi per significato non più solo a degli oggetti inanimati ma a un vero e proprio stile di vita, diventando una cultura, il modo di vivere di una fascia di ragazzi giapponesi che finirà per estendersi fino all’inverosimile, passando ogni confine d’età o stato.

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L’antropologia Reciproca di Hisayasu Nakagawa

Un volumetto in apparenza snello e accessibile nasconde, nel volgersi di poche pagine, una contiguità di concetti e potenziali riflessioni in grado di lasciare a lungo pensosi. Si iniza a pensare, anzi, sin dal titolo: “Saggio di Antropologia Reciproca” è il sottotitolo che chiude i cancelli aperti con il (sin troppo) semplicistico titolo “Introduzione alla Cultura Giapponese”.

Perché non di una introduzione si tratta: il linguaggio fragile, quasi infantile di Nakagawa si concentra su due temi ossessivi – la giustapposizione tra pieno e vuoto nella coscienza giapponese e l’analisi dell’anima giapponese vista da un’ottica distante (in questo caso europea) – ma la sintesi di Nakagawa lascia adito a speculazioni ben più profonde e articolate, che possono solo introdurre al dubbio.

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