Tokyo Godfathers
Postato da fantasyk87 | Nella Categoria Animazione, Anime & Manga

Tutto comincia la notte della vigilia di Natale. Siamo a Shinjuku (Tokyo), ad un lato della strada è stato allestito un presepe vivente e i bambini intonano canzoni natalizie per i senzatetto della zona mentre il parroco esordisce con la predica: “Non c’è niente di più triste che non avere una casa, ma sono tante le persone che vivono in questo modo e nella loro straziante solitudine desiderano qualcuno che dica loro -voglio starti vicino!- ”
Questa è la storia di Gin un uomo di mezza età alcolizzato dal passato ciclistico, Hana ex-drag queen travestito autodefinitosi un errore commesso da Dio e Miyuki una ragazzina cinica e strafottente scappata di casa, tre individui differenti per età e passato che si ritrovano a vivere insieme costretti dal loro modo di vita.
Ed è proprio Hana ad esprimere un desiderio per quel Natale:
“… E se per caso un miracolo come la gravidanza della vergine Maria potesse accadere ad un omosessuale come me…”
Di ritorno alla loro baracca essi si soffermano in un garage abbandonato, più una discarica ormai, e lì in mezzo a vecchi libri, mobilia e spazzatura sentono il pianto sommesso di un bambino. Destino beffardo, il desiderio di Hana viene esaudito: trovano una neonata abbandonata in una cesta tra i rifiuti, con lei solo una lettera e una chiave con un numero..Sarà proprio la piccola, a dare una svolta alle vita di quei tre: Kiyoko, il miracolo di Natale di tre senzatetto prima di allora senza speranza.

Per i nostri tre eroi la ricerca della felicità è un processo abbandonato da tempo, non c’è traguardo se non quello di vivere alla giornata. Il pessimismo cupo e beffardo dei personaggi è mascherato dalla comicità delle situazioni e degli atteggiamenti degli stessi, congelati in un passato travagliato e oscuro da cui non riescono a liberarsi se non fuggendo continuamente. Vivendo come dei reietti essi riflettono la colpa delle loro azioni, pochi legami ma essenziali come quello che unisce Miyuki, Gin e Hana.
Tutto questo cambia con il trovamento di Kiyoko, che dà loro una nuova opportunità di vivere e soprattutto uno scopo: trovare i genitori della piccola e scoprire il mistero dietro quell’abbandono.
Essi diventano l’antitesi della famiglia tradizionale, ognuno sembra vivere per proprio conto ma è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che questo legame, dettato dalla disperazione si direbbe, si intensifica e mostra tutta la sua complessità e il vero significato.
Si può dire che questo film è uno studio sulla coscienza e i sentimenti umani, nelle sue infinite varianti, che ci mette in contatto con il degrado sociale, la situazione degli emarginati sociali ma anche la bellezza dell’amicizia e la forza della vita che permette di superare ogni ostacolo.

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Questo è il capolavoro di Satoshi Kon, che scrive, disegna e dirige Tokyo Godfathers nel 2003, ispirato dal celebre “In nome di Dio” di John Ford (1948).
Satoshi Kon (Kushiro, 12 ottobre 1963), nasce come manganaka (Kaikisen, World Apartment Horror, Seraphim), dopo varie collaborazioni per film e OAV (Rujin Z, Hashire Melos, Patlabor 2, le bizzare avventure di Jojo) inizia la sua carriera personale di regista.
Il suo debutto cinematografico vero e proprio è nel 1997 con “Perfect Blue”, thriller psicologico inizialmente pensato per la tv ottiene un grande riscontro tra la critica e il pubblico. Nel 2001 esce il suo secondo film “Millennium Actress” lungometraggio drammatico, fino al più recente “Paprika- sognando un sogno” del 2006, poliziesco a sfondo onirico tratto dal romanzo di Yasutaka Tsutsui.
Non posso concludere che con la critica di Ken Eisner (Daily Variety), che definisce Tokyo Godfathers un autentico “capolavoro di poesia visiva che porta l’anime a un nuovo livello”.
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