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Kamisama, Mou Sukoshi Dake

Kamisama, Mou Sukoshi Dake.

Questo è il nome dell’ultimo drama che ho finito di vedere proprio questa mattina. Come 1 Litre of Tears, anche qui, scappano a non finire le lacrime.

La storia parla di una comunissima ragazza di città, una studentessa liceale di sedici anni, Misaki, un po’ squattrinata, che per andare a vedere il concerto organizzato dal suo idolo/amato Keigo, decide di procurarsi i soldi prostituendosi.

La vicenda vuole che lei, da questo occasionale rapporto sessuale, venga infettata dal virus dell’HIV. In seguito ad un piccolo incidente nel quale n’è rimasta coinvolta, durante gli accertamenti in ospedale, scoprono che lei è appunto sieropositiva.

Il mondo ovviamente, le crolla addosso. Soprattutto se si considera che nel frattempo, era riuscita ad incontrare il suo amato Keigo, e di esserle anche piaciuta.

Misaki, parlando privatamente con un suo vecchio amico ( innamorato perso di lei ), le confida di essere malata; ma dall’altra parte della porta, c’era ad origliare l’attuale “fidanzata” di questo, pronta a diffondere il suo segreto ai quattro venti.

Da qui, incominciano le vessazioni a scuola. A chi più la tratta come una fatalità da arginare e da disprezzare; perfino la sua migliore amica, spaventata dal restare esclusa dal resto della comitiva, la abbandona.

Un’altra serie di circostanze però, nella quale Misaki ha dimostrato grande coraggio, le permettono di riabbracciare le perdute amiche e di ritrovare anche se stessa; il coraggio di continuare a vivere, dopo alcuni tentativi di suicidio, era fondamentale sia per lei, sia per le persone che le volevano veramente bene, tra cui, Keigo.

La famiglia però, deve superare ancora un altro grande ostacolo, la separazione dei genitori. Un padre troppo indaffarato con il lavoro e lontano dalla moglie e dai figli, genera un distacco con la moglie, la quale, assalita dallo sconforto, decide di intraprendere una relazione extraconiugale con un suo collega di lavoro.

Incidentalmente Misaki scopre tutto e rivela al padre la sua assoluta incapacità di affrontare la famiglia, presente solo in quella circostanza, e freddamente calorosa, solo in rispetto alla malattia che l’attanaglia.

Dopo pianti, urla e disperazione, giunge il sereno; e la famiglia, non più tanto unita, ritrova la giusta calma e armonia. Insomma, “la quiete dopo la tempesta”.

Keigo, sempre più innamorato di lei, riesce a riprendere il suo lavoro di compositore; fino a quel momento abbandonato per otto mesi, a causa della perdita della fidanzata e figlio appena nato.

Uno sconforto che a quanto pare, dovrà nuovamente affrontare con l’attuale situazione. Purtroppo però, un paparazzo diffonde la notizia riguardante la relazione con Misaki e della sua malattia.

Ecco dunque che il lavoro scema. Nessuno lo vuole… decide quindi di partire per gli Stati Uniti. Un piccolo complotto, separa Misaki e Keigo dalla decisione di partire assieme per l’America.

Misaki resta in Giappone nel più grande sconforto fino ad allora provato. Dopo tre anni però, il gruppo di Keigo fa la sua tournèe in Giappone, e quasi incidentalmente, i due si rincontrano.

Dopo le dovute spiegazioni, decidono di riavvicinarsi… ma nei tre anni di lontananza l’uno dall’altra, la malattia di Misaki si aggrava… eppure, lui non l’abbandona. Anzi!

La storia è molto ben sviluppata e tratta una tematica oggi, non tanto discussa ( anche se si dovrebbe ); ma all’epoca in cui venne realizzato questo Drama, nel 1998, il caso AIDS era più attuale che mai.

Nel 1994 era morto Freddy Mercuri… Una storia dalla quale trarre le dovute considerazioni; dalla quale trarre spunti per crescere e maturare mentalmente e per non limitarsi a schivare il discorso o la situazione perchè critica.

Suggerisce infine, un po’ di auto-analisi su quelli che sono i nostri parametri di giudizio oggettivo-soggettivo.

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