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Mishima Yukio – La spada


Provo a raccontare qualcosa di un libro, a mio avviso bellissimo, da poco uscito per i tipi di SE: La spada – di Mishima Yukio – SE editore.

Mishima è un mostro sacro della letteratura giapponese: premio nobel mancato (forse solo a causa della prematura scomparsa), che nella sua vita ha fatto di tutto: attore, regista, scrittore, politicamente (in senso lato) molto impegnato. Le posizioni ‘politiche’ sono controverse, hanno fatto (e fanno ancora) discutere, ma hanno animato alcune delle sue pagine più vive. La sua morte, avvenuta per mezzo del suicidio rituale giapponese, nel tentativo, invero assai velleitario, di provocare una sommossa dell’esercito giapponese, è stata un evento anche mediatico, di rilievo per il Giappone dell’epoca, e molto se ne è scritto e parlato.

Il volume contiene un racconto lungo, ‘La spada’, alcuni bei saggi su Mishima (anche questi scritti da personaggi non secondari tra cui Henry Miller e Marguerite Yourcenar: scusate se è poco…), il proclama che Mishima ha pronunciato prima della sua morte, una sua biografia e alcune fotografie di non facile reperibilità. I saggi ed il proclama non sono inediti, ma averli raccolti nel medesimo volume secondo me è una buona idea: avrei solo ordinato i testi in maniera diversa, mettendo il proclama prima della parte critica, in modo che chi lo legge per la prima volta avesse più strumenti per interpretare le critiche.

Il racconto è molto bello, ambientato nel mondo del Kendo, ed esprime una sintesi dei valori umani in cui Mishima credeva: valori radicati nella più profonda cultura giapponese, che certo oggi non vanno per la maggiore. Il racconto è spettacolare, ed ha la potenza narrativa del Mishima migliore.

Il proclama serve a inquadrare il personaggio: Mishima se oggi fosse vivo, avrebbe 84 anni, e avrebbe assistito al riarmo dell’esercito giapponese ed al suo primo impegno all’estero dopo la guerra, sia pure una c.d. missione di pace: chissà cosa ne avrebbe pensato…sarebbe stato orgoglioso del ritrovato ruolo militare del suo paese o oltraggiato dal fatto che a comandare il gioco era ancora la potenza che ha schiacciato il Giappone nella guerra mondiale ? Credo più la seconda che la prima, ma sarebbe stato bello sentire la sua opinione.

I saggi successivi sono molto interessanti: quello di Miller a mio avviso con due sole imprecisioni -vi si dice che Mishima non aveva senso dell’umorismo: non sono d’accordo – vedi il libro L’abito da sera – e in un passaggio si caratterizzano i giapponesi per la loro capacità di lavorare, che certo esiste: ma i giapponesi sono anche un popolo capace di divertirsi e di giocare, in tutte le scale possibili di accezione del termine.

Il testo della Yourcenar contenuto nel volume purtroppo è solo un estratto: comunque credo faccia venire la voglia a tutti di leggerne la versione completa (reperibile oggi anche nel primo volume delle sue opere complete) e credo che sia una buona cosa.

Interessante anche la visione della morte di Mishima di un giapponese, Hashikawa Bunzo, che la ricollega a vari precedenti suicidi ‘politici’ giapponesi.

In sintesi; se a qualcuno piace Mishima, da questo volume potrà trarre qualche soddisfazione.

Alla prossima

Guido

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