Osamu Dazai: Il Sole si spegne
Postato da Guido | Nella Categoria Letteratura

Osamu Dazai, i cui testi sono stati ripubblicati di recente da Feltrinelli, presenta un volto differente della letteratura giapponese. Diverso da quello di Mishima, col suo modo ‘eroico’, comunque pieno di vigore e di gioventù esuberante, di affrontare il mondo, e da quello equilibrato, fatto di limpide trasparenze e di risonanze con la natura e con gli oggetti di Kawabata. La sensibilità di Dazai è più disperata, più pervasa dalla quotidiana fatica di vivere, ma sempre molto giapponese, piena di discrezione (specie ne Il sole si spegne), anche quando rappresenta una vita scomposta, dissolta, senza alcuna direzione o orientamento.
Lo scrittore è morto suicida nell’immediato dopoguerra, a meno di 40 anni di età: anche a questo si deve la limitatezza quantitativa della sua produzione letteraria.
Già il titolo, Il sole si spegne, è pienamente rappresentativo del contenuto dell’opera: il cui disegno narrativo si sviluppa intorno alle vicende di un nucleo familiare piccolissimo, essenzialmente una madre ed una figlia, di nobili origini, e che travolta dalla perdita del capofamiglia non ha le risorse necessarie a confrontarsi con le necessità della vita quotidiana. Le due donne non lavorano, e vivono consumando mestamente le vestigia della loro passata grandezza, vendendo gioielli e kimono. Il fragile equilibrio è devastato dal ritorno dalla guerra di un fratello, dedito alle droghe e al bere, che darà il colpo di grazia alle finanze della famiglia, e dalla morte della madre. Nel finale un colpo poetico alle convenzioni ed alla morale vigenti, che si manifesta ancora in una scelta di vita.
La scrittura e semplice ed elegante, non ricerca effetti altisonanti, ma è misurata e concreta, articolata in frasi brevi ed incisive. La lettura del breve romanzo (circa 120 pagine se si esclude la dotta introduzione al testo) nel complesso è facile. Personalmente mi è piaciuta molto l’articolazione in capitoli brevi, con titoli significativi e poeticamente evocativi del contenuto.
In sintesi: un romanzo molto bello, ne consiglierei la lettura a tutti gli appassionati del Giappone, soprattutto per la rappresentazione di una sensibilità e di un’educazione della nobiltà ‘classica’ giapponese, in cui il denaro non era un valore (i samurai non avevano verso di esso nessun attaccamento, lo lasciavano gestire alle donne, lo davano quasi per scontato, ma rappresentava solo un mezzo e mai un fine: solo per i mercanti, classe sociale inferiore, il denaro aveva un’importanza paragonabile a quella che ha nella società occidentale di oggi), diverse dalle nostre e dal nostro sistema di riferimento, ma molto, molto giapponesi.
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