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I primi Giapponesi in Italia


Nel 1585 tre signori feudali convertiti al cattolicesimo inviarono i loro emissari ad omaggiare Papa Gregorio XIII. L’impressione dei contemporanei fu assai grande. Ecco tre giudizi dati dai contemporanei e tratti da fonti diverse. Questi Giapponesi, si legge nella prima testimonianza, hanno una statura “mediocre, colore olivastro, profilo di mori, occhi in fuore, bigi et picholissimi, e non pareva che non potessero guardare in alto, boca con labri grossi, del resto bruttissimi”. [M. A. Tolomei, Lettera sulla ambasceria dei giapponesi, marzo 1585].

Anche un cronachista padovano li descrive negli stessi termini: “Havevano la facia lunga, et di colore di piombo, erano di statura sproporzionata, et picola – erano sbarbati et havevano la pelle grossa e rugosa – et dissero i Gesuiti che in questo paese niuno fa la barba, se non decrepito, e poca” [Cronaca Abriano, Annali di Padova 1571-1586]. Analogo anche il giudizio di un testimone veneziano: “questi Giamponesi sono di statura mediocre, pallidi di faccia, con nasi lunghi e labbri grossi a guisa di saracini e tutti sono d’una efigie tanto somiglianti che dificilmente si conosce luno da latro et mostra esser giente di buona creanza” [N. Trevisan, Cronaca veneta].

Articolo tratto da: Il Giappone nell’età moderna

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