........................

Ise monogatari. Fuga dalla città – Prima Parte


A volte abitare nelle grandi città non è il massimo. Dopo il grande cambiamento, come ci si abitua alla vita di tutti i giorni, la novità prende il sapore di routine. Si inizia a correre da una parte all’altra e i rapporti interpersonali a volte non danno il massimo della soddisfazione. Ma una metropoli offre tante occasioni, nonostante tutto. Per esempio un tuo conoscente, inaspettatamente potrebbe regalarti un 青春18きっぷ (Seishun juhachinen kippu) con due corse residue. E allora pensi, wow bello me ne posso andare in giro per il Giappone gratis per due giorni! Fuga dalla città, finalmente. L’unico problema? Quei due biglietti scadono tra due giorni. Allora non hai il tempo di organizzare qualcosa. Esprimi un desiderio: mare. Una veloce ricerca su internet: Ise. E con la destinazione in mente guardi l’itinerario. Ok. Domani mare! Decisione!

La mattina ti alzi un pochino stordito dopo la notte passata a chiacchierare con i tuoi amici dall’altra parte del mondo, pieni di energia, loro, mentre tu stai per morire sul computer. Miracoli del fuso orario. Un ultimo sguardo all’itinerario e alla tua guida sul Giappone: ok ma sì, proseguiamo fino a Toba. Ecco che cosa propone il biglietto: essendo utilizzabile solo sulle linee della Japan Railways bisogna cambiare ben tre volte prima di giungere alla destinazione. Da Kyoto si prosegue per Kusatsu. Da lì si prende il treno per Tsuge, poi Kameyama poi Tsu e finalmente Ise.


Si potrebbe continuare fino a Toba senza scendere a Ise, ma non si può non vedere un posto così ricco di storia. Alla ricerca del cielo. La cosa più importante è cercare un cielo dove l’occhio si possa perdere. Il cielo di Kyoto a volte è stretto, specie il cielo delle grandi strade, quasi a opprimere chi ci vive. A volte sembra voler contenere la sua magnificenza per non far desiderare la libertà ai poveri mortali. Lasciarsi andare a lunghi pensieri è proibito nella città della formalità. Il cielo benevolo lo sa e non te lo permette. E allora parti. Vuoi partire. Vai lontano. Alla ricerca di qualcosa che ti appartiene, che è dentro di te, il ricordo di una terra lontana. La tua isola, il tuo mondo.

Ecco perché il mare. Ecco perché quasi tre ore di viaggio all’andata (e altrettante al ritorno). Perché ti devi ritrovare. Devi rivedere che cosa c’è dentro di te che è dimenticato.

Allontanandosi dalla città, anche le persone attorno a te sembrano interessarsi alla natura, a ciò che le circonda. Certo, qualcuno guarda le proprie azioni, ma quando il treno passa per le valli magiche, circondato dal verde luminoso, brillante e magico, degli alberi cosa si può fare? Inevitabile è lasciarsi rapire. Guardare la strada che si apre davanti ai propri occhi, lasciare andare il pensiero libero. I forti alberi permettono il passaggio a chi ha osato costruire quella pulsante cicatrice di ferro nel territorio. Tuttavia alberi benevoli, si inchinano al passaggio del piccolo vagone, curiosi di andare anche loro in quei posti lontani che non potranno mai vedere. Allungano i loro rami per sfiorare quella veloce libertà. A volte lasciano lacrime verdi sul vagone del desiderio, piccoli figli che con un po’ di fortuna riusciranno a crescere lontano, in zone più assolate e felici. O almeno verso la speranza di una vita più completa. Peccato che siano destinati a mettere radici inevitabilmente.


Dopo alcuni cambi si arriva a Kameyama (per chi adora le traduzioni dei nomi delle città, significa montagna della tartaruga). Prima di prendere il treno successivo, si fa una passeggiata per la zona della stazione. Gli addetti alle macchine estremamente gentili dicono che non ci sono problemi, anzi ti spingono ad uscire, forse in combutta con il delizioso panificio che proprio in quel momento sta portando a termine la panificazione. Il pane giapponese è fantastico: morbido, dolce, dal profumo avvolgente. E ogni volta che si entra in una panetteria la tentazione è irrefrenabile.


Photo Credit: Maruchan

Ma non si tratta solo di questo. Essendo un forno che riceve i turisti, si trovano anche quei dolcetti giapponesi dal particolare ripieno alla crema di fagioli. E una tartaruga fatta di legno, con del fuoco, sempre di legno, dietro di sé. Quasi a ricordare che il tempo corre, e anche se sei lento, il prossimo treno sta per partire. Ma non prima di aver comprato il tuo pranzo e qualche dolcetto, che non sopravvivrà alla fine del viaggio.
Assolutamente puntuale, il treno per Ise alle 13:14 prosegue la sua corsa. Il cielo è colorato da nuvole soffici e bianche. La spuma del mare che si riflette sopra di te. Ed ecco che proprio lui, quel blu intenso che si risveglia nella tua memoria si apre ai tuoi occhi. Un grande movimento del cuore: ebbene sì il Giappone è un’isola dunque il mare non può che esserci. Anche se vivi al centro di una valle, in una metropoli come Kyoto dove l’unica distesa d’acqua può essere uno stagno, che per quanto meraviglioso, rimane pur sempre uno stagno, ora sai che il mare c’è e al solo vederlo, la tua anima turbata si riprende. Perché in fondo sai che ogni qual volta il tuo cuore è pesante per l’atmosfera frenetica di Kyoto a sole tre ore di treno da te c’è la libertà. Ma ancora non sei arrivato, alla prossima tappa, Ise. Quindi freni le aspettative.

Articolo a cura di Luca Fois

Fine prima parte. Mi raccomando, non mancate di esserci Lunedì con la seconda e ultima parte del racconto. ;)

Share and Enjoy:
  • Google Bookmarks
  • Wikio
  • De.lirio.us
  • Segnalo
  • Facebook
  • BarraPunto
  • Digg
  • email
  • Live
  • Technorati

Altri Articoli

Tags: , , , , , ,

This website uses IntenseDebate comments, but they are not currently loaded because either your browser doesn't support JavaScript, or they didn't load fast enough.